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20 giugno 1539
Al magnifico messer BERNARDO OMODEI
e madonna LAURA [ROSSI],
per Cristo onorandissimi.
[IC. XC. †]
Magnifico fratello e, come volete voi, figliolo, salute e tutto me stesso in Cristo. Avendo ricevuto una [lettera] di v[ostra] c[arità], risponderò, ovvero più presto parlerò insieme a voi e alla cordialissima madonna Laura, che, dandovi a Cristo, desidero di voi che non cadiate in tiepidezza, ma che cresciate di continuo; perché se per caso vi lasciaste allacciare (= impadronire) dalla tiepidezza, non diventereste spirituali, ma sareste più presto (= piuttosto) carnali e, per meglio dire il proprio suo vocabolo, sareste diventati più presto farisei, che cristiani e spirituali.
Il tiepido — ovver fariseo — fa questo: che, convertendosi, lascia i peccati grossi, ma si diletta poi di quelli piccoli, ovvero non ha rimorso di coscienza dei peccati piccoli; e, come sarebbe (= per esempio), lascia di bestemmiare e dir villania (= ingiurie), ma poi non si piglia troppo affanno se ben (= per caso) si stizza così un poco, ovvero se ben vuol mantenere la sua ragione, non vuol cedere al compagno; come sarebbe, taglia via da sé il dir male di altri, ma non istima molto peccato se ben tutto il dì ovvero spesso si diffonde nei parlari (= chiacchiere) oziosi e inutili; come sarebbe, non mangia troppo né si empie di vino come fanno gli ubriachi, ma però gli piace mangiare senza bisogno qualche frascheria (= cosuccia) che gli piace; come sarebbe, si astiene dalle sensualità viziose della carne, ma poi si diletta delle conversazioni e altre circostanze; come sarebbe, gli piace stare all’orazione due ore, e poi nel resto del dì la distrazione è la sua compagna; come sarebbe, non cerca gli onori, ma se gli son dati ovvero se è lodato, se ne tiene in buono (= ci prova molto gusto). E quello che ho esemplificato nelle cose antedette (= predette), esemplificatelo voi in tutte le altre.
Basta che facciate questa conclusione: che il fariseo — ovvero tiepido — si taglia via da sé il grosso e ritiene il minuto; lascia stare le cose illecite, ma vuole le lecite tutte; raffrena la sensualità dell’opera, ma gli piace la sensualità del vedere; così vuole il bene, che non vuole tutto il bene (= vuole il bene solo parzialmente); così si raffrena in parte, che non si vuole raffrenare in tutto; e non dico in un tratto e in poco tempo, ma neanche in più volte e in lungo tempo.
Ma quello che vuole diventare spirituale fa il contrario, perché comincia a tagliare via da sé; e quando un dì ha tagliato via una cosa, l’altro dì ne taglia via un’altra, e così va perseverando fino a che abbia tolto via la pelazza (= pellaccia) e la scorza della carne. Come sarebbe (= per esempio), taglia via da sé le parole nocive, e poi le inutili, e poi non parla se non di cose fruttuose; come sarebbe, taglia via da sé le parole e i modi stizzosi, e poi usa parole e modi mansueti e umili; come sarebbe, fugge gli onori, e poi — quando gli vengono — non solo non se ne compiace dentro, ma abbraccia i vituperi e le risbassazioni (= umiliazioni) e gode in quelle; come sarebbe, non solo s’astiene dall’atto concesso dal matrimonio, ma spicca via da sé anche le cose fatte per sola sensualità, per più bellezza e accrescimento della castità; come sarebbe, non solo vuol stare all’orazione una ovvero due ore, ma vuole levare spesso la mente sua a Cristo. E quello che ho discorso (= fatto passare) in queste cose, discorretelo voi nelle altre.
Dolce madonna Laura e voi, caro messer Bernardo, pigliate e pensate le mie parole con l’affetto con cui le dico; perché non dico che facciate ogni cosa in un giorno, ma ben dico: vorrei che aveste l’occhio vostro a fare ogni dì qualche cosa di più, e scemare (= diminuire) ogni dì qualche appetito (= tendenza) e sensualità, ancorché vi fosse concessa; e questo per amore di voler crescere in virtù, e diminuire le imperfezioni, e fuggire il pericolo di cadere in tiepidezza.
Non vi pensate che l’amore che io vi porto, né che le buone parti (= doti) che sono in voi possano fare che desideri che siate santi piccoli. Vorrei, e desidero, e voi siete atti, se volete, a diventare gran santi, purché vogliate crescere e restituire più belle quelle parti (= doti, talenti) e grazie al Crocifisso, dal quale le avete (= il quale ve le ha date).
Io, per tenerezza e affetto d’amore che vi ho (= che ho per voi), pregovi vogliate essere contenti di compiacermi in questo. Perché io so il colmo della perfezione, io so l’abbondanza delle grazie, io comprendo i frutti, i quali vuol fare (= produrre) il Crocifisso in voi, e a qual segno (= grado, vetta) vi vuol condurre.
Dolce madonna Laura e voi, o amabile messer Bernardo, non guardate che sia io che vi dico questo, ma guardate l’affezione la qual vi porto, guardate come spasimo di desiderio della vostra perfezione, guardatemi il cuore, che io ve lo mostro aperto. Io son per (= sono pronto a) spargere il sangue per voi, purché facciate questo. Sappiate che mi dorrebbe fino all’anima, se non mi credessi (= se non fossi sicuro) che doveste non solo far questo, ma ancora ogni cosa più grande che sia stata fatta da chi (= qualunque) santo ovvero santa che si voglia.
Ma, confidandomi (= siccome so) che volete essere fedeli al Crocifisso, vi ho scritto questa [lettera] non con la penna, ma con il cuore, insieme pregandovi a tenere buon conto di lei, e leggerla spesso — se ben voleste, ogni settimana — che vi prometto, se la considerate bene, che senza ogni altro libro vi scuserà un libro (= vi farà da libro), il quale, se lo metterete in opera insieme con il libro della dolce memoria della croce di Cristo, vi condurrà a perfezione grande. Non vi ho scritto parola alcuna che non abbia in sé un so che. Il che, se lo ritroverete, penso che vi sarà utilissimo e di gran guadagno. E perché non posso così spesso (come desidererei) scrivervi, mi sarà caro che non perdiate questa, perché spero in Cristo che ogni volta che la leggerete vi sarà una nuova lettera, e da questa medesima ve ne potrete sempre fare una nuova da vostra posta (= per conto vostro).
Cordiale madonna Laura, abbiatemi compassione che (= se) non posso soddisfarvi (come vorrei), per la stanchezza del corpo. Vi raccomando la perfezione vostra e di messer Bernardo; e così a voi, messer Bernardo, [raccomando] la vostra e la sua. Io sono debitore all’uno e all’altra (Rm 1, 14) e voglio che non mai questo debito sia soddisfatto dal canto mio. Raccomandatemi [alle preghiere dei] vostri cari figlioli e figliole. Cristo vi benedica.
Da Guastalla, ai 20 di giugno 1539.
Vostro in Cristo
fratello e quanto voi stesso
ANTONIO MARIA prete
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