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3 novembre 1538
Ai figlioli di Paolo apostolo e nostri
messer GIACOMO ANTONIO [MORIGIA],
messer BATTISTA [SORESINA],
con gli altri tutti.
Presso S. Ambrogio.
A Milano.
IC. XC. †
Dolcissimi figlioli in Cristo, pare che il demonio mi tenti sopra tutti i fatti vostri, dicendo che, per non esserci lì (= siccome non c’è lì) nessuno di noi, fra tutti gli altri mali che ha seminato e semina nei vostri cuori, c’è la confusione della casa nostra, dove non c’è cosa che non sia senza ordine (= è tutto in disordine). Certo questo non ho voluto credere, ma però vi voglio dire l’animo mio. Né vi reputiate a stampa (= un’abitudine) che sempre paia non faccia altro che usarvi ovvero mandarvi lettere acerbe (= severe. 2 Cor 10, 10), che da altro non procede che dall’eccessivo amore, il quale mi fa sempre temere di voi.
Il sospetto adunque mi conduce non a concludere, ma ad assai dubitare che il demonio non dica il vero, perché pare che [tra] di voi ci siano [alcuni] che hanno sopita e addormentata la loro mente sopra la intenzione di chi vi regge.
Sapete, viscere care, che è ben buona cosa avere l’obbedienza scritta, ovvero le ordinazioni dei nostri superiori scritte. Ma è poco buona cosa, se non vi si aggiunge che siano scritte nelle nostre menti. E se, verbi gratia, ci fosse uno che non fosse nostro discepolo, ma che si dilettasse però di vedere ed eseguire compitamente la mente nostra, mettendosi sempre avanti ai suoi occhi l’intenzione nostra, questo sarebbe meglio e più veramente nostro discepolo, di quello che avesse la mente nostra scritta nella carta, e non nei cuori, chiamandosi però (= tuttavia) discepolo nostro (Rm 2, 25-29).
Non vi pensate che sia piccolo male il dimenticarsi ovvero l’addormentarsi sopra le intenzioni delle vostre guide. Che altra cosa essa è, che raffreddarsi nel primo proposito? ovvero che dar loro (= alle guide) indizio certo che [se] muoiono, ovvero, si allontanano con il corpo a sua posta, che presto lasceremo tutti i loro andari (= esempi)? Forse che quelli che hanno più fervore dei loro maestri dispiantano i fondamenti loro? ovvero più presto (= piuttosto), non cancellando quelli, ve ne aggiungono degli altri, non a distruzione dei primi, ma a maggior perfezione e stabilimento (= stabilità) loro?
Dio sia ringraziato, che ha accecati gli occhi nostri, acciocché voi meglio li vediate, e acciocché vi possiate a voi stessi farvi dei figlioli legittimi, poiché i vostri [padri] vi hanno fatti voi bastardi. Se il vostro occhio sarà orbo e adultero, lascio a voi pensare quale sarà il resto del corpo (Mt 6, 22-23; Lc 11, 34).
Non dico questo per svergognarvi (1 Cor 4, 14), ma perché desidererei che voi usaste verso le vostre guide quella fedeltà che usano loro verso di voi. Ma la virtù del vostro cuore vi dovrebbe reggere, per la inserta in lui cognizione, e non aver più bisogno di scritti. Se sarete generosi, imparerete a governarvi da voi stessi senza leggi di fuori (= esteriori), ma avendo però la legge nei vostri cuori; e camminerete a compiere non la parola di fuorivia (= esterna), ma la intenzione; perché se non volete obbedire come servi, ma come figlioli, così vi conviene fare.
A questo modo, avendo chi vi governa, vi lascerete governare, sebbene ci fosse un angelo che vi governasse, e non riguarderete che sia questo o quello; e non avendo altri che vi governi, avrete la stessa coscienza vostra che vi governerà. E con governo e senza, [con]serverete sempre la unione del corpo coi vostri capi, e non farete tanti scismi. Né appresso osserverete stinchiezza (= rigore) nelle parole e procedere dei vostri superiori, ma a ogni tempo vi saprete reggere, slargando e sminuendo secondo che vi parrà più a proposito alla loro mente.
Né anche farete delle parità sempie (= sciocche), volendo contraffare i modi e parlari di altri; poiché starà bene a una persona come a un puttino (= bambino) dire mamma ovvero mammina, e pa’ ovvero papà; il che non starebbe bene a uno grande. Così è nelle cose spirituali.
Così, se uno s’impiccia (= si occupa) d’una cosa di cui si fosse [già] impicciato un altro, quell’altro non si restrenza! (= non se la prenda). Che cose sono le nostre? Andiamo forse a cammino (= ci siamo proposti) di farci signori e padroni mondani, ovvero di aiutarci l’uno e l’altro a fare profitto? e a più resbassarci? (= umiliarci). E se così è (come è), perché quello che uno fa, l’altro distrugge?
Di grazia, le carezze non vi ammorbino, e l’essere lodati non vi inviluppi il cervello, ma edifichiamo e noi e gli altri a Cristo. Nessuno di voi interrompa (= trasgredisca) gli ordini; e, se uno li interrompesse, l’altro li avanzi (= osservi le regole ancor meglio). Ciascuno a sé stesso (quando non vi sia chi gli comandi) siasi maestro, e facciasi vincere.
Contendete in più avvilirvi e in più farvi semplici, e in più vedere la volontà non vostra in voi, ma di Cristo in voi, che così vi vestirete facilmente di lui (Rm 13, 14), e fuggirete la stampa (= il fare le cose per abitudine), e contenterete il desiderio del nostro divin Padre, il quale — come vi ricordate — voleva che fossimo piante e colonne (1 Tm 3, 15) della rinnovazione del fervor cristiano. Se sapeste, vedreste quante promesse sono state fatte a diversi santi e sante di questa benedetta rinnovazione, e pur tutte hanno d’aver compimento nei figlioli e figliole del nostro divin Padre, se pur (= a meno che) Cristo non li avesse voluti ingannare, il che non potrebbe [egli] fare, per essere fedele attenditore di sue promesse (= giacché egli mantiene fedelmente le sue promesse. Rm 11, 29; 1 Cor 1, 9; 2 Tm 2, 13). O dolce Padre, tu hai sudato e sempre sei stato addolorato, e noi riceveremo i frutti; tua è stata la croce, e nostra sarà l’abbondanza del riposo; cioè che, portando e mangiando di continuo croci, partoriremo i tuoi frutti e i nostri.
Deh! Figlioli e piante di Paolo, slargatevi (2 Cor 6, 11-13), ché chi vi ha piantato e piantano sono più larghi dell’abisso! E non vi fate minori della vocazione alla quale siete stati chiamati (Ef 4, 1)! Se vorrete, sarete fin d’adesso eredi e legittimi figlioli del nostro santo Padre e di santi grandi, e sopra di voi il Crocifisso slargherà (= protenderà) le sue mani. Non vi mentisco, né v’è [alcuno] di noi che mentir vi possa. Perciò attendete a satisfarne (= farmi contento), e ricordatevi che o presenti o assenti siete debitori di contentarne. Né altro. Cristo sia quello che vi scriva la salutazione nostra nei vostri cuori.
Da Guastalla, ai 3 di novembre 1538
Vostri in Cristo
padri e guide
ANTONIO MARIA prete
prete di Paolo apostolo
e Angelica P[AOLA] A[NTONIA NEGRI]
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