Lettera sesta
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8 ottobre 1538

 

Al reverendo padre e fratello in Cristo
messer BARTOLOMEO FERRARI.
Alle Convertite.
In Vicenza.

IC. XC. †

Viscere sante in Cristo, che dubitate di cosa alcuna? Non avete forse visto in questa impresa che mai non vi è mancata roba da dare a chi [ne] aveva bisogno? Non è cosa più certa e che dia più fede, della esperienza. Benché vi amino, non hanno la ricchezza né di Paolo né di Maddalena; pure confidano in quello che dotò l’uno e l’altra che, per la vostra e sua (= loro) fede, supplirà a ogni persona che sarà da voi governata.
Siate sicuro che, avanti che voi parliate e nel parlare stesso, il Crocifisso precederà e accompagnerà ogni vostra non solo parola, ma intenzione santa. Paolo diceva (2 Cor 10, 13-16) che fin là si estendeva, dove Cristo gli aveva posto la misura (= limite). E a voi il Crocifisso ha promesso una misura, che le vostre forze si estenderanno fino a trapassare i cuori negli intimi midolli (Eb 4, 12). Non vedete che lui stesso con le proprie mani vi ha aperto le porte? Perciò chi vi arterà (= ostacolerà) l’entrare e messedarli dentro (= lavorarli interiormente), finché li abbiate accomodati e ornati di virtù sante? Nessuno, sia chi si voglia: né demonio, né creatura alcuna (Rm 8, 39).
E non vi lasciate smarrire da ruggine alcuna che vi si presentasse nel parlare o nel fare altre cose, [per]ché come nell’esercitare la scuola si bandisce sempre più l’ignoranza e adoperandosi il ferro diventa chiaro, così si fa nella pratica cristiana. Paolo in principio non fu quello che poi fu. Così gli altri.
Statevene adunque sicuri e certi che edificherete, sopra il fondamento di Paolo, non fieno né legno, ma oro e margarite (= pietre preziose. 1 Cor 3, 12); e saranno aperti, sopra di voi e dei vostri, i cieli e i loro tesori (At 7, 55).
Dolci anime nostre, vi abbracciamo adesso nell’essere perfetto, quale vi comprendiamo riusciranno i vostri interiori sensi. Oh! se voi foste presenti, non v’è cosa alcuna che ne potesse contenere (= impedire) che non vi abbracciassimo e facessimo un carro di carezze. Ma, Cristo caro, fagliele tu in nostro contraccambio.
Figliolo santo, l’impresa che portate voi adesso, [noi] la portiamo con voi, e forse ve ne avvedete. Né potremmo stare che con voi non stessimo ognora (= non potremmo fare a meno di star con voi sempre), perché altrove non è il cuore nostro, che col vostro cuore. Perciò non dubitate di fallare (= non abbiate paura di sbagliare) in cosa alcuna; e la libertà larga, quale vi abbiamo sempre data, vi deve essere una sicurtà sicura (= garanzia certa) che le cose vostre passeranno con grande guadagno.
Amabile priora, non state a perdere il tempo in frascherie di voi stesse (= inezie personali). E sebbene (= quand’anche) vi vedeste un demonio, e posta non nell’acqua né nel fango soltanto, ma in un necessario di spuzza (= cesso, letamaio), qual vi paresse essere di voi stessa, non ne fate cura (= non badateci), ma estendete ogni vostra opera a operare in quelle persone quali vi sono state commesse (= affidate) e che il Crocifisso vi commetterà di ora in ora.
O quella che porti l’immagine e carne della nostra vita, ricòrdati che sei generosa, e che il Crocifisso è stato sempre con voi largo; perciò come potranno fare di manco che non vi aiutino (= a meno di aiutarvi) quelli che vi amano come sé stessi?
E voi Fran[ceschi]na, se conoscete che il male vi ha fatto buon pro, per le forze non vostre, ma di coloro che in Cristo cercano di darvi vita, conosciate ancora di dover loro dare anche quello che già loro date, cioè una sollecitudine — da parte vostra — di contentarli in tutte le fatiche a voi date. Guadagnate in voi e nelle altre. Così voi tutti.
Non vi raccomandiamo le nostre Silvestrine, perché vi sono assai raccomandate, per essere vostre (= giacché sono vostre). Dite loro, di grazia, quando volete e quando vi pare, e in particolare e in universale, da parte nostra, tutto quello che volete.
E a quelli di fuori, se vi pare [bene] di scrivere loro in nostro nome, fate voi, perché meglio voi vedete quello che loro abbisogna, che noi altri; e poi il carico di altre imprese ci impedisce molto, [tanto] che non soddisfiamo quelli che dovremmo e [a cui] ci sentiamo obbligati.
Vorrei adesso scrivere alla mia dolce Paolina, e non mi vedo opportunità alcuna. Così scriverei volentieri alla mia fedele donna Lucrezia, ma non posso. Ma voi da parte mia le direte che vorrei che assomigliasse a me: che non solo cercasse di guadagnare in lei — il che sarebbe poca cosa — ma che guadagnasse anche nelle altre. Così direte alla mia Decana che mi ricordo di lei e della sorella. Così alla mia dolce donna Faustina: ditele che non me la dimentico, né la potrei dimenticare, ma che attenda la mia promessa. Così, dite a tutte che siamo loro, e che il Crocifisso ce le fa amare per forza di amore, perché sono generose.
Ai nostri cordiali — il padre fra Bono e messer prete Castellino — date, per parte mia, mille e mille salutazioni cristiane, e baciateli per parte mia. Volentieri avrei loro scritto, ma, per non potere (= siccome non posso), fate la mia scusa. Dicendo però al nostro padre Abate santo (= fra Bono), che si ricordi che è coi suoi fratelli, e che il demonio lo vorrebbe assaltare, per vedere se lo potesse separare da loro; perché si dubita (= teme, il demonio) che non gli intervenga qualche cosa che non gli piaccia, perché conosce bene, per esperienza, che la sua semplicità fu sempre esaudita, né che trasse mai rete, che non facesse cattura (= senza catturare) di pesci buoni e grandi.
Il mio divin prete Castellino, desidero vederlo, e vorrei che non ci privasse più della sua presenza, perché penso di fare l’impresa di San Barnaba, e voglio che lui sia alla benedizione della prima entrata. Non farei mai una simile cosa senza di lui. E poi voglio che voi gli diate tutta la vostra autorità, e che in vostro contraccambio (= vece) sia presente a concludere la cosa. So che vi rincrescerà che lui vi abbandoni; ma, perché avete sempre preposto l’amore degli altri a ogni vostro contento, vi prego di privarvi di lui e di rimandarcelo. Così ci raccomanderete a lui (= alle sue preghiere) e pregatelo per parte mia che venga presto, acciocché in un medesimo tempo ci ritroviamo all’impresa.
Ai nostri diletti — messer Lodovico, messer Antonio, i fedeli Franceschi e il nostro albergatore mastro Andrea — e agli altri nostri fate le raccomandazioni nostre, baciandoli tutti per parte mia. Così salutate il conte Brunoro, Giulio, il cavellero e la cavellera (= il parrucchiere e sua moglie), e messer prete Alessandro, e messer prete Luigi, e messer prete Antonio. Vorrei che tutti conoscessero la bontà del nostro padre fra Bono, che so che le orazioni delle Quarantore e altre opere andrebbero innanzi. Dite a madonna Maddalena che lo sappia conoscere. A lei raccomandatemi.
Se toglierete via donna Giovanna, me ne darete avviso. Di Girolamo, non so quello che mi dica, se non lasciarli fare a loro (= dico solo di non curarcene).
Dolce vita nostra, supplite voi dove manchiamo per stracchezza. Cristo benedica i vostri interiori di uno in uno, e vi doni lo stesso suo Spirito.

Da Cremona, agli 8 di ottobre 1538.

Se Madonna (= la contessa Ludovica Torelli) non avrà satisfatto a vostro fratello, non dubitate, perché io vo a Guastalla oggi o domani, e ne sono sollecito (= solleciterò la cosa) insieme con Paolantonia [Negri], la quale gliene ha scritto. Cristo vi santifichi. 

Vostri in Cristo
padre ANTONIO MARIA prete
e madre A[ngelica] P[AOLA] A[NTONIA NEGRI]

Se le lettere che ho fatto fare a (= da) messer Camillo [Negri] vi piacciono, datele a chi vanno (= sono indirizzate).