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31 maggio 1530
Al reverendo padre fra Battista da Crema dell’Ordine dei Predicatori di san Domenico, mio in Cristo padre sempre osservandissimo.
In Milano.
IC. XC. †
Reverendo in Cristo padre, sia ringraziata la misericordia di Dio, il quale non mi rende in tutto secondo i miei meriti, e in parte ancora mi castiga, dato che (= benché) non lo senta per una certa insensibilità mala (= cattiva), come diceva la nostra donna Francesca [da Vicenza] cavalcando.
E questo vi dico, perché mi sarebbe stato gran conforto nel ritrovare qualcuna vostra. Ma o per l’infermità vostra, come facilmente posso pensare, o per altro rispetto, pur buono, secondo [che] credo, non avete scritto cosa alcuna. La paternità vostra si conformi al volere di Dio, che ancor io, al marcio dispetto che ne abbia, e crepi o no (= costi quel che costi), mi ci voglio conformare.
Della mia cosa con messer Girolamo mi è occorso in parte una cosetta, la quale il presente latore messer Benedetto Romani vi dirà a bocca, e io la tacerò, per essere intralciata a scriversi e trovare molte citazioni. Esso ve la esporrà a bocca. Ben è vero, caro padre, che il mio desiderio sarebbe che ve la dissolveste (= disimpegnaste) in bel modo. Se in questo o in altro vi parrà di darmi pure un bollettino (= appunto), fate voi.
Della nostra illustre Contessa e donna Francesca le avrò per iscusate se non mi scrivono, perché devono essere occupate; e loro scuseranno ancora me, per essere (= perché sono) imbarazzato. Raccomandatemi alle loro orazioni.
Il presente latore mi ha manifestato qualche suo concetto, e dice di avere qualche cognizione di vostra paternità. Ve lo raccomando assai, per essere lui, a mio parere, buono, e semplice, e retto di cuore, e temente Dio (Gb 2, 3); ed egli farà tutto, e niente sarete fraudato, perché lo trovo obbediente e di quelli che son detti per ... (lacuna nel testo), e sì con fatti e con parole e lingua. Voi lo conoscerete meglio che (= di quanto) io vi possa scrivere. Siavi per amor di Dio caro, come credo sarà.
Le mie cose vanno tardi, e la mia negligenza le ritarda ancora. Nondimeno andrò dietro (= continuerò).
Mia madre si raccomanda alla signora Contessa e a donna Francesca, e prima [ancora] a vostra paternità; e così il padre fra Bono. Il figliolo di Francesco vi si raccomanda.
Deh! Caro padre, non mi abbandonate, e siate il mio santo presso Dio, il quale mi cavi fuori dalle mie imperfezioni e pusillanimità e superbia.
Da Cremona, nel dì ultimo di maggio 1530.
La Vittoria di sé stesso mi sarà forza scriverla con fatti, e non con penna.
V[ostro in Cristo figliolo]
ANTONIO MARIA ZACCARIA prete
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