|
DELLA CASTITÀ
Chiunque sarà sorpreso una volta con parole o scritti o cenni o fatti, non dico ad essersi imbrattato in cose immonde, ma neanche verisimilmente averci pensato apposta, costui al tutto (= assolutamente) sia espulso dalla Compagnia.
Anzi, di più: chi sarà ritrovato non voler così proficere (= progredire) nella virtù della Castità (fuggendo ogni suo contrario), che il corpo e la mente – quanto sia in sé – non cessino dalle molestie imbrattate, costui si pari via senza fallo.
Ma avvertite però di usare in ciò Discrezione, perché non dovreste scacciarlo, se tale vessazione fosse o dal solo demonio, o per divina permissione.
E uno sarà tentato o dal demonio o per divina permissione, allorquando si vedrà che volontariamente frena la lingua e fugge la leggerezza e l’ozio, e si ribassa di umiltà ribassata (= esercita profonda umiltà) e – quanto sia in lui – brama con allegrezza la vera integrità del corpo e dell’anima. Ma in chi non si vedranno tali segni, si tema della di lui volontaria negligenza.
|