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QUALITÀ DEL RIFORMATORE DEI BUONI COSTUMI
E QUALI COADIUTORI DEBBA ELEGGERSI O NON RITROVANDONE FARSENE DEI NUOVI
Quando vedrai e per [mezzo dei] segni detti di sopra comprenderai che i buoni costumi sono posti al basso e che la tiepidezza è in alto, allora alza gli occhi tuoi sopra l’Onor di Dio e lo Zelo delle anime, ed esperimenta se in qualche modo puoi mettere in alto i buoni costumi.
Ma avverti prima le condizioni che sono [qui] sotto descritte, acciocché tu sappia quale debba essere il Riformatore: e, ritrovandoti tale, allora senza superbia e presunzione (perché questo ci può essere) e con audacia esalta la Croce [quanto più] potentemente potrai sopra la tiepidezza, in favore dei buoni costumi. Ma, no ritrovandoti pari a ciò che si dirà, sappi che si dicono le condizioni infrascritte non perché tu ti smarrisca per quello che ti mancasse, ma acciocché abbracci di farti quello che non sei.
Avverti ancor questo: che invano si tratta di voler riformare i costumi, se non vi è presente la Divina Grazia, la quale però ha promesso di essere con noi sino alla fine del mondo (Mt. XXVIII, 20); ed è così pronta ad aiutarci, che vuole piuttosto poter imputare e mostrare noi colpevoli di non aver avuto ardire per infedeltà di abbracciare cose grandi, che non potere noi incolpare lei di esserci mancata.
PRIMO. Dunque bisogna che tu avverta ciò che è detto di sopra nel capitolo del Maestro dei Novizi, e – per virtù di Discrezione – tu sappia eleggere l’opportunità, il luogo, il tempo e le altre cose che si ricercano nel volere riformare: le quali cose – se pure ti mancassero – bisogna che tu sappia di nuovi fartene (= procurartene), preparandoti Suppositi atti ai buoni costumi, e antivedendo quale possa essere il successo ovvero fine (= esito) della cosa.
E bisogna che il Riformatore sia così prudente, da esser pieno di occhi davanti e di dietro (Ap. IV, 6); quindi per questa virtù di Discrezione non sarà né precipitoso, né troppo tardo, ma senza dubbio a tempo congiungerà il principio al suo fine inteso.
SECONDO. Bisogna che tu sia di cuore e animo grandi, perché contro questa impresa si levano tanti e tanti contrari (= contrarietà), tante e tante cose di dentro e di fuori, le quali sogliono sbattere e soffocare gli animi deboli.
A tale opera contrastano i demoni invisibili; ma [ancor] più vi resistono i diavoli visibili, cioè i tiepidi, i quali sono senza numero, e con le loro ipocrisie hanno soggiogato a sé molti signori temporali e molti Prelati spirituali; mentre paiono buoni dal di fuori, dentro invece sono pieni di ossa da morto come sepolcri dealbati (Mt. XXIII, 27). Sicché, con l’aiuto di simili signori, i tiepidi suscitano crudeli battaglie contro i ferventi. Ma ciò e stato dispensato (= permesso) da Dio, acciocché si provi la Virtù nei contrari (= nelle contrarietà) e più risplenda. Ardirei di dire, che la Virtù senza contrari è di nessuno o di piccolo momento (= poca consistenza), ma quanto più grandi ha i contrari, tanto più diventa preziosa.
Sii adunque di larghissimo cuore, né volere per alcun modo temere l’incorso (= assalto) e il demonio meridiano (Ps. XC, 6), sapendo che la malizia non può vincere la Sapienza: e per questo, non stimando (= facendo conto) delle cose piccole, supererai le grandi e farai tutto quello che vorrai.
TERZO. Bisogna che nella tua impresa tu sia perseverante, perché molti incominciamo gagliardamente, ma poi cessano, vinti dalla lunghezza. Chi si fastidisce (= s’annoia) per fatica di contrari o per lunghezza del suo operare, sappia che ha già lasciato la vittoria al nemico prima [ancora] di combattere.
Che giova incominciare bene e non finire bene? Questo non è altro che un affaticarsi invano. Oggi vedrai il tutto prosperarti: non ti rallegrare. Domani vedrai il tutto rivoltarsi contro: non ti contristare, ma con piede continuato (= con costanza), cammina il tuo viaggio, perché perverrai alla fine. Dispiacciono molto a Dio i cuori mutabili (= volubili), perché sono generati e nutriti dall’infedeltà
QUARTO. Bisogna che tu sia di grandemente bassa Umiltà.
A chi non sono dolci cibo gli obbrobrii, chi non gusta (= prova gusto) nel bere gli scherni, chi non cerca con sommo studio (= brama) e non ritrova l’Umiltà: a costoro non conviene riformare i costumi.
Non vi è Umiltà senza villanie (= umiliazioni) lungamente desiderate, perché la viltà (= umiliazione) sta sempre a lato dell’ Umiltà.
Per [mezzo di] tale Umiltà l’uomo conosce di essere nemico di Dio, indegno di ogni bene e degno di essere disprezzato da tutti: e per questo il vero umile è affabile, a tutti è grato, e perciò [è] grandemente adatto all’opera di riformare.
L’umile è accompagnato dalla Compassione e dalla Tolleranza dei difetti altrui: le quali cose sono sommamente necessarie ad aiutare, gli imperfetti, che però vogliono proficere (= progredire).
QUINTO. Bisogna che tu sia, per la molta Meditazione ed Orazione, sempre sospeso.
La Meditazione ed Orazione frequente, dopo qualche spazio di tempo, insegnano in ultimo a mettere le mani in opera, per condurre altri dove loro vanno. L’Orazione non permette di fallare (= sbagliare) a chi vuol camminare, e con prosperità conduce chi vuol proficere.
Perché (= giacché) l’Orazione e la Meditazione portano il lume, pertanto non tolga (= presuma) di condurre altri chi manca di quelle. La Meditazione e l’Orazione tengono l’uomo forte innanzi al trono di Dio, e per questo conosce che cosa espedisca (= convenga) fare e cosa lasciare.
Nessuno pensi di poter condurre (= guidare) altri se lui sarà cieco, altrimenti cadranno tutti e due in una foppa (= fossa: Mt. XV, 14; Lc. VI, 39).
SESTO. Bisogna che tu sia di grandemente buona e dritta intenzione.
Sarà impotente a riformare i buoni costumi chi non è di buona volontà e dritta intenzione. Chi fosse di sola naturale bontà e dritta intenzione non potrebbe riformare i buoni costumi; neanche chi fosse di gratuita bontà ed intenzione, ma non sommamente buona e compita.
A quello solo adunque si riserva il riformare i costumi, che è di gratuita, ma grandemente buona volontà e diritta intenzione. Molti ci furono in passato, i quali di poter riformare; ma, mancando loro quest’ultima e grande bontà, si affaticarono indarno.
Vedesti mai tu qualche fratalia o fratalie (non dico <<Religioni>>!) fatte di uova marce e di burro guasto? Sappi che tali fratalie mancano da questa parte, perché alcuni cercavano di fare unione (= unirsi coi Riformatori) per essere non soggetti, ma superiori loro ad altri; alcuni per ritrovare quiete nei compagni; altri per poter studiare; alcuni per voler parere di fare cose grandi. E per questo modo, con altre e altre intenzioni, molti si affaticarono, ma invano.
Sia adunque diritta l’intenzione, per il puro Onore di Dio;
- sia buona, per Utilità del prossimo;
- sia stabile e ferma, per il disprezzo di se stesso.
Chi non avesse queste buone e diritte intenzioni, cerchi di acquistarle prima di mettere mano a riformare, perché la sommamente buona diritta intenzione merita di essere aiutata da Dio, e così la sua Riforma potrà durare almeno per alcuni secoli.
Si potrebbe dire la causa, perché (= per cui) Dio permetta rovinare i buoni costumi; ma non è ufficio (= compito) della presente considerazione dichiarare ciò. Avverta (= scruti) bene ciascuno nel libro della somma Provvidenza, e vedrà almeno questo: che Dio dispone in diversi anfratti (= svolte storiche) e travagliasi tempi di coronare diversi capitani.
SETTIMO. Bisogna che sempre tu intenda (= ti proponga) di passare più avanti e in cose più perfette.
Vedesti mai tu solo leggi punitive? Con queste, l’uomo non fa profitto né muta perfettamente i costumi, perché di dentro sempre resta quello che era, e sempre sarebbe pronto a fare il male, se gli cessasse la punizione.
Ancora: vedesti mai leggi che non cerchino di estendersi a cose sempre più perfette? Etiam queste mancano, perché <<non proficere è mancare>>.
Perciò, reggendoti secondo alcuna delle dette leggi dei detti modi, sappi che subito tu ti ritroverai la tiepidezza davanti all’uscio.
Adunque, vuoi tu ben riformare i costumi? Cerca sempre di aumentare quello che hai incominciato e in te e negli altri, perché la sommità della Perfezione è infinita.
Così, fuggi di pensare che ti basti mai quello che avrai incominciato. Pertanto, a te e agli altri:
- è poco il mutare solo cattivi costumi;
- e ancora: è poco il riformare i buoni, se non ti sforzi di condurli al colmo, perché così facendo sarai buon Riformatore di costumi.
OTTAVO. Bisogna che sempre tu confondi nell’Aiuto divino e conosca per esperienza che quello non ti deve mai mancare. Le cose divine non si pertrattino (= siano esercitate) se non dai divini.
Perciò il Riformatore deve essere divino e santo, e per molte fiate esperimentate per esperienza in sé, [deve] conoscere che Dio non gli è mai mancato (= venuto meno) nelle sue necessità e nelle sue buone volontà. [Dio] che, quantunque molte volte ritardi a dare quello che si ricerca, - acciocché egli appaia più buono – pure, pregato, all’ultimo è solito acconsentire.
Adunque, chi avrà le sopraddette Virtù potrà pigliare (= assumersi) l’impresa di riformare i costumi.
Costui conoscerà quali Suppositi potrà ricevere e quali rifiutare, quali accettare presto e quali stentare (= fare attendere) per molto tempo, quali accarezzare e quali fortemente e con durezza esperimentare con obbrobri prima della recezione, quali ritenere e quali espellere.
Ti accadranno ancora, o Riformatore, molte cose contrarie; ma quanto più le vedrai gagliarde, tanto più fortemente tu devi confidare.
Dapprima ti farà contrasto, come è detto di sopra, la gente tiepida con la quale tu abiti, riputandosi a sua vergogna ritrovarsi (= perché si vergognerà che ci sia) qualche altro migliore di sé. Questa gente suole chiamare <<singolarità>> se, oltre il corso di loro tiepidi (= diversamente dalla loro condotta), qualcun altro vuole condurre (= guidare) a Cristo.
Questa per te sarà la battaglia più grave di tutte le altre; ma contro questo impedimento ti sarà d’aiuto se potrai mutare luogo o gente; ti aiuterà l’avere fautori e difensori della tua impresa alcuni potenti e nobili; ti sarà ancora utile, in tale impresa, il dissimulare ai tiepidi il fatto tuo, proseguendo però sempre il tuo proponimento incominciato.
Ma giacché sono pochi i Supossiti che ti possono aiutare a riformare – per essere (= poiché sono) pochissimi quelli che vogliono veramente portare la Croce di Cristo e gli obbrobri – pertanto avverti di eleggere a tale impresa pochissimi fra i tuoi Fratelli di prima e Correligiosi, perché facilmente ritengono [un po’] del fermento della prima farina di tiepidezza. Pure, se fra di essi tu ne conoscessi alcuni veramente ferventi e veramente discreti, questi – sopra tutti gli altri – sarebbero i migliori.
Ma non ritrovandone di tali nella prima Società, devi cercare altre persone, che però siano ingegnose (= intelligenti) e soprattutto di volontà grandemente larga, non curandoti se sono poverissimi, o vecchi, o infermi.
Adunque, nella elezione di tali compagni per questa prima Riforma, ancorché fosse bene attirarli con qualche presentuccio, e ancorché fosse bene attirarli con segni o miracoli, pure è migliore la vocazione che si facesse con l’irreprensibilità della vita e la sana dottrina di colui che li chiama.
Sicché, in tale elezione, fuggi di eleggerti quella sorta di uomini la cui bontà vale poco.
Chi adunque non avverte (= tien conto di) ciò di cui s’è detto sopra, sappia che facilmente, anche nei primi principi, subentrerà la tiepidezza, la quale suole indurre (= causare) mormorazione, fare divisioni e indurre ancora i Sudditi a levarsi contro i Superiori: e con questi ed altri modi suole impedire il profitto.
Fratelli, abbiamo procurato di notarvi queste poche cose: le quali – se voi le attenderete (= osserverete) e compirete con le mani (= realmente eseguirete) – speriamo che vi potranno condurre alla Perfezione, facendovi sopra il tutto fuggire la tiepidezza:
- a lode ed onore di Gesù Cristo, il quale in terra morì e in cielo regna vivo.
Amen.
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