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DELL’UFFICIO DELLA CHIESA
In ogni tempo si dirà Matutino nella prima aurora, al quale seguirà Prima. Dopo Terza si celebrerà la Messa, finita la quale si dirà Sesta e, in più, anche Nona nel tempo d’inverno, ma d’estate la si riserverà dopo desinare. Vespro e Compieta, di sera.
Tutti gli uffici si diranno adagio e diligentemente, ma senza canti ed organi, bensì però con ogni (per quanto sarà possibile) totale devozione di mente.
Non si celebreranno più di due o tre Messe, oltre a quella del Convento (= di Comunità), nella quale si comunicheranno coloro ai quali sarà permesso di comunicarsi: il che, in caso di necessità, sarà lecito, alle fiate (= talvolta), anche in una delle altre.
Ognuno, quanto sia in sé, si comunichi almeno tutte le domeniche e le feste di precetto. Così, non si differisca oltre una settimana la Confessione, che però sarà loro lecito fare più spesso.
Ci sia una campanella sola, e piccoletta, però tale che si oda per tutta la casa; e la si suoni a tutti gli uffici che si diranno alla mattina; similmente al vespero. E si faranno due segni per fiata (= volta), e il secondo durerà solo tanto [quanto necessario] che uno, partendosi dalle più lontane della casa, possa arrivare a tempo.
Gli Oratori nostri saranno umili e vili (= poveri), senza sculture, senza tappeti, senza drappi di seta, e con campanile abietto, il quale non [ol]trepassi il loro tetto più di tre o quattro braccia (= due metri circa). Vi si faranno immagini no che dimostrino artificio (= artefatte), ma che causino compunzione.
Nessuno dei Fratelli riceva, da chi si voglia, numero (= stipendio) per Messe o per ufficiare, ma senza denari e amore Dei preghino per i morti, ovvero per chiunque patisse necessità spirituale o temporale. E per nessun conto accettino elemosine in modo da obbligarsi alle predette cose, acciocché per caso non si incominciasse a far mercanzia (= mercimonio), e questo del Sangue di Cristo.
Anzi, di più: se mai in alcun tempo, in alcun luogo nostro si facessero dei miracoli e per occasione loro si portassero delle elemosine, vogliamo che in tal caso ogni utilità e guadagno in tutto e per tutto sia in arbitrio e potestà dei secolari sopra ciò deputandi (= che ne verranno incaricati), i quali però non le possano spendere nel fare sculture e neanche pitture, paramenti, o qualsivoglia ornamento fuori del nostro solito, ma più presto (= piuttosto) le dispensino ai poveri di Cristo.
Direte tutti gli uffici e le Messe secondo la consuetudine della Corte Romana (= in Rito Romano) e per soddisfare ai Fratelli, e non alla pigrizia dei secolari.
Non si vada agli Uffici altrui, neanche alle loro Processioni, se non costretti da Superiori spirituali o temporali; e in tal caso vi si vada senza alcun paramento e sotto le Croci o Insegne di altri.
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